intervista a Peter Wilson

Un nuovo complesso urbano fortemente riconoscibile, autonomo ma integrato con la città  storica, sostenibile e rispettoso delle preesistenze.

L'intervento si propone un rapporto tra innovazione e tradizione, nelle funzioni introdotte accanto alle preesistenze ma anche nelle scelte architettoniche e nel linguaggio degli edifici.

Attenzione alla sostenibilità  ambientale mediante una attenta progettazione dei flussi circolatori, posizionamento dei parcheggi nei piani interrati e salvaguardia del patrimonio arborico esistente.

Peter Wilson racconta il progetto Monteluce

Il primo incontro con Monteluce, passeggiando per il sito, per studiare l’area e la topografia è stato per me quasi un innamoramento. Il sito è talmente bello e talmente complesso e ci ha impegnato molto lavorare in una situazione simile, in quanto si tratta di un sito che ha un’enorme rilevanza storica e un rapporto molto stretto con il centro storico.
Abbiamo capito immediatamente che esistevano enormi potenzialità, con questo panorama, con questa vista, che richiedevano un’architettura sensibile e molto particolare.
Ad esempio, si può notare che il tipo di piazza che si trova a Perugia ha un lato che si apre su vallata. Quindi la nostra intenzione è stata quella di ripetere nel progetto questa sorta di configurazione urbana.

La mia visione personale sul futuro di Monteluce è che diventi un luogo in cui non si veda che è progettato da architetti, ma in cui si senta che fa semplicemente parte della città, che cresce con i suoi dintorni. Credo che abbiamo buone possibilità di raggiungere questo scopo, in quanto vi sono moltissimi alberi ed elementi che sopravvivranno così come sono ora.
La mia visione di Monteluce è anche in termini di utilizzo. E’ una parte della città ricca e complessa che facilita tutti i diversi livelli della vita urbana e forse l’elemento più importante è la gente che ci abita. Una visione della città in cui chi cammina in questo spazio non incontra mai le automobili; infatti abbiamo cercato realizzare ampi parcheggi interrati per privilegiare gli spazi pedonali il più possibile.

In termini di progettazione del paesaggio è difficile distinguere qui dove finisce la progettazione del paesaggio e dove inizia la progettazione urbanistica, penso che si fondano. Il paesaggio è stato per noi il generatore di tutti gli schemi ed è stato in gran parte anche predeterminato dalla presenza di alberi adulti intorno al quale abbiamo costruito gli edifici. Molti dei nostri edifici sono costruiti in mezzo agli alberi esistenti. Non abbiamo progettato mettendo edifici ovunque, abbiamo progettato semplicemente cercando di far armonizzare la progettazione con ciò che era già esistente. Cercare di armonizzare le costruzioni con il paesaggio ha ridotto le dimensioni delle costruzioni che hanno le dimensioni di ville, in modo tale da adattarsi.

Abbiamo anche inserito una sorta di paesaggio artificiale che abbiamo chiamato ”l’acropoli”, una costruzione che è più una collina che una costruzione, dove in cima ci saranno dei caffè e delle terrazze. E’ il punto finale della nostra particolare sequenza; è uno dei punti speciali della nostra progettazione. Ci sono altri punti speciali, tra cui uno spazio polifunzionale che si apre sulla vallata, un albergo costituito da torrette verticali che guardano verso la città, o la vista sui tetti dei diversi complessi residenziali, i complessi residenziali universitari che formano una parte del panorama artificiale.

In termini di caratteristiche speciali abbiamo cercato di integrare ciò che già esisteva, la cappella di uno degli edifici dell’ospedale o gli elementi del monastero, come parte integrante della nostra progettazione.
In termini di spazio pubblico noi siamo di fronte ad una situazione molto curiosa. Noi, come architetti stranieri, di solito abbiamo come punto di riferimento la piazza italiana quale idea di spazio pubblico. Qui noi siamo in Italia da stranieri ed importiamo la piazza italiana in Italia. Credo che siamo abbastanza tradizionalisti nella nostra idea di spazio pubblico. Vogliamo avere spazi circoscritti come piazze, sappiamo che, a Perugia c’è un particolare tipo di spazio che ha sempre un lato o un angolo che si apre sulla vista verso l’esterno ed è la regola che abbiamo usato per tutti i nostri spazi qui, tutte queste zone chiuse e con un lato aperto, con la vista tra gli edifici, sulla vallata.

Lo spazio pubblico è anche un qualcosa che deve collegarsi agli spazi pubblici esistenti, senza barriere, senza che si abbia la sensazione di entrare a Monteluce. Dovrebbe essere un qualcosa che sia parte dello spazio pubblico, in continuità con lo spazio pubblico cittadino.
La sogno come una parte della città attiva e vibrante, quindi non un posto fuori dalla città, non una Disneyland, ma semplicemente una parte della vita di tutti i giorni ma anche un posto in cui la gente avrà voglia di venire la sera per bere un caffè, incontrarsi con gli amici. Un posto in cui io stesso, venendo a Perugia, mi siedo, bevo un caffè e penso: “Sono a Perugia”.